Non è propriamente una fanfiction, ma un racconto, quindi lo posto qua
Finale Di Partita
<<Scacco matto!>>
Le parole echeggiarono nella stanza. Una sala enorme, il pavimento era ricoperto dai tappeti, e sui muri erano appese decine di arazzi. Esattamente al centro vi era un tavolino in legno, con un'elaborata scacchiera in marmo bianco e nero, su cui erano sparsi i pochi pezzi rimasti in gioco della partita appena conclusa. Un paio di cavalli schierati al centro, un alfiere nero, il re bianco, una torre, e un pedone bianco in posizione tale da mattare il re nero. Su una poltrona di velluto era seduto un uomo di mezz'età, piuttosto robusto, dalla barba rasata molto corta e con un'evidente stempiatura dei capelli un tempo castani, oramai quasi completamente grigi. La sua espressione era compiaciuta, il sorriso metteva in evidenza i denti bianchi ben curati, mentre con le dita stava ticchettando ai margini del tavolino, osservando l'uomo di fronte a sé. Questi invece era seduto su uno sgabello in legno, aveva un fisico molto magro, quasi scheletrico, coperto da una lunga tunica bianca che faceva risaltare il colore della sua pelle, scura come l'ebano, ed era completamente calvo. Gli occhi sembravano dei pozzi neri senza fondo, dai quali non traspariva la benché minima emozione.
“Per un attimo ero convinto che... oh, ma non ha più alcuna importanza.” Robert Well era sollevato, estremamente sollevato. Finalmente, dopo anni, si era tolto quell'enorme peso. Per quanto, come al solito, non poteva fare a meno di ticchettare sul tavolo con le dita, quell'odiosa abitudine che aveva sempre avuto quando si sentiva nervoso. “Cosa diavolo mi ero messo in testa? Dopotutto Hatim è un amico, lo è sempre stato, e in ogni caso adesso ho vinto, è finita. Ho vinto.”
<<Complimenti Rob, sei diventato davvero bravo con gli scacchi>> un accenno di sorriso era comparso sul volto nero di Hatim At-Tai. <<D'altronde hai avuto molto tempo a tua disposizione, l'ultima partita che abbiamo giocato risale a vent'anni fa.>>
“Perché sono così agitato? È tutto finito adesso, posso stare tranquillo” alcune gocce di sudore avevano cominciato a imperlare la fronte di Robert. <<Hatim, vuoi bere qualcosa? Da quando sei arrivato non hai voluto nulla, e nel mio palazzo ti assicuro che si trova il miglior vino dell'intera isola.>> Stava già per alzarsi, quando il nero con un lieve cenno della mano lo invitò a restare seduto.
<<Me lo avevi già offerto>> rispose. <<Ti ringrazio, ma non sono venuto qui per bere.>> Quel lieve sorriso sul viso di Hatim era scomparso.
<<Non ti capisco>> Robert continuava a ticchettare nervosamente con le dita. <<È da vent'anni che non ci vediamo, quand'eravamo ragazzi tu eri il mio migliore amico, lo sai. Da allora sono cambiate molte cose. Abbiamo tanto di cui parlare.>>
<<Non sono venuto qui nemmeno per chiacchierare amichevolmente.>>
<<Come preferisci allora. In tal caso non sarò certo io a trattenerti>> Robert si alzò dalla poltrona e con un gesto della mano indicò la porta chiusa in fondo alla sala. <<La strada la conosci, puoi anche andartene subito per quel che mi riguarda.>>
Per un lungo istante nessuno dei due parlò, e nella stanza regnò un totale silenzio. Hatim era rimasto immobile sullo sgabello, non sembrava avere alcuna intenzione di alzarsi, così Robert riprese. <<Sinceramente speravo che con il tuo ritorno avremmo potuto rinsaldare la nostra vecchia amicizia, ti avrei persino accolto nel mio palazzo a braccia aperte, e avrei condiviso con te tutto ciò che possiedo>> era agitato. “Cosa vuole ancora? Perché non se ne va?” ma dentro di sé sapeva perfettamente che cosa Hatim At-Tai volesse. “Abbiamo giocato e ha perso. Oramai non può più fare niente.” Indicò nuovamente con la mano la porta della stanza. <<Ma dato che non sembri interessato alla mia ospitalità, ti esorto ad andartene per la tua strada. Addio.>>
<<Non ho alcuna intenzione di andarmene>> Hatim sospirò. <<Sai perfettamente perché oggi sono qui, ed è patetico da parte tua continuare a tergiversare.>>
<<Abbiamo fatto la partita a scacchi, e ho vinto io. Ho vinto.>> Robert avrebbe voluto sembrare minaccioso, ma il tono della sua voce suonò più come un lamento strozzato.
<<Siediti>> Hatim lo continuava a fissare, con il suo sguardo vuoto e inespressivo. <<E dimmi, quale parte dell'accordo non ti era chiara?>> senza attendere una risposta, proseguì a parlare. <<Vent'anni fa ero stato molto preciso. Avevo deciso di offrirti un'opportunità unica, un'opportunità che nel bene o nel male avrebbe cambiato la tua vita. Stava solamente a te scegliere.>>
<<Certo!>> ribatté Robert con impazienza. <<Ma esattamente come hai precisato, noi avevamo stretto un accordo e tu stesso affermasti che se oggi, a vent'anni di distanza, ti avessi sconfitto in questa partita, allora tu avresti rinunciato a... sì insomma, alla tua parte dell'accordo.>>
<<Siediti, ho detto.>>
Robert si sedette.
Hatim era fermo sul suo sgabello, le dita nodose appoggiate sul margine del tavolino. Per alcuni secondi nessuno dei due disse nulla, e la stanza piombò nuovamente nell'assoluto silenzio. D'un tratto Hatim At-Tai parlò. <<Tutto ciò che ami ti sarà portato via.>>
Parole che risuonarono gelide nella mente di Robert, come se fosse appena stato trafitto da una lancia di ghiaccio. Non poté fare a meno di battere un pugno contro il tavolino. <<Basta, basta! Maledetto ingrato, vattene immediatamente!>> alcune pedine degli scacchi si ribaltarono, altre caddero a terra, ma lui non se ne accorse.
<<Quindi l'ingrato sarei io?>> l'acida risata del nero Hatim andò a echeggiare contro le spesse mura di pietra della sala. <<Ti ho concesso tre desideri e tu hai accettato. Hai chiesto un'immensa ricchezza e l'hai avuta. Hai chiesto un'intera isola da governare e l'hai avuta. Infine hai chiesto l'amore incondizionato di Lyanna e l'hai avuto.>>
<<Lascia fuori mia moglie da tutto questo!>> Robert non riuscì a trattenersi, da un lato aveva paura, ma dall'altro era furioso. <<Ti conosco da quando eravamo ragazzini, siamo cresciuti assieme, abbiamo giocato assieme per anni>> ora nella sua voce c'era pressoché unicamente tristezza. <<Eravamo amici...>>
<<Silenzio!>>
Robert si zittì di colpo.
<<L'Hatim At-Tai che conoscevi quand'eri un ragazzo non esiste più. Forse non è neppure mai esistito>> il nero diede una rapida occhiata agli scacchi caduti a terra, poi proseguì. <<Parli di amicizia e di ospitalità. Tuttavia ciò che io vedo dinnanzi a me è solamente un uomo indegno, un uomo che dopo aver ricevuto esattamente ciò che desiderava non ha più avuto tempo per gli amici. Da ragazzo la porta di casa tua era sempre stata aperta per me, ma da quando ti ho concesso questo palazzo le porte di colpo le ho trovate sbarrate. “Al momento il signore è molto occupato”, così mi dicevano i tuoi servi. Eri troppo occupato, eh? Molto probabilmente eri occupato a letto con la moglie che io ti ho concesso.>>
<<Basta!>> il viso di Robert era paonazzo. <<Te l'ho già detto, lascia fuori Lyanna da questa faccenda! Non permetterò che...>>
<<Oltretutto>> lo interruppe Hatim. <<Se oggi mi hai accolto qui non è stato certo per ospitalità, ma solamente per paura. In ogni caso non sono venuto per discutere, ma per riscuotere ciò che mi è dovuto. “Tutto ciò che ami ti sarà portato via”, te lo dissi allora e te lo ripeto adesso. Se pensavi veramente che una singola partita a scacchi potesse salvarti, temo tu ti sia illuso grandemente.>>
<<Tu avevi detto...>>
<<Ricordo molto bene ciò che dissi>> tagliò corto Hatim. <<L'accordo era tre desideri. Una volta espressi avresti avuto vent'anni per goderteli, poi io sarei tornato e mi sarei ripreso tutto. I vent'anni sono passati, e come da accordi sono qui. È vero>> aggiunse. <<Avevo promesso che se oggi tu fossi riuscito a vincere questa partita, avrei rinunciato a ogni pretesa sulla tua vita. Non mi riferivo però al gioco degli scacchi>> per un istante comparve l'accenno di un ghigno sul volto del nero. <<Mi riferivo al gioco che sta andando avanti dal giorno in cui sei nato. Il gioco della tua vita.>>
La fronte di Robert era oramai madida di sudore, e gli occhi azzurri erano sgranati e fissi su quelli neri e completamente vuoti di Hatim. <<Ma come faccio...?>>
<<Non puoi.>> Le parole di Hatim furono come una seconda sferzata di gelo nel cuore di Robert Well. <<È giunto il momento di dire addio a tutto questo, Rob. Tutto ciò che ami ti sarà portato via.>>
Robert era paralizzato, aveva difficoltà persino a muovere la bocca. Per un attimo pensò fosse finita. Un attimo che parve durare ore. “No, non può finire così. Lo posso fermare, lo devo fermare!” gridò con tutte le sue forze. <<Guardie! Aiutatemi!>>.
La porta in fondo alla sala si spalancò di colpo e due enormi individui avanzarono rapidi contro l'uomo seduto ancora sul proprio piccolo sgabello.
Hatim sorrise. <<Tutto ciò che ami ti sarà portato via>> fece solo un veloce gesto con la mano, “puff”, e le due guardie appena entrate si tramutarono in sabbia al vento. <<Tre desideri ti ho concesso, e adesso me li riprendo.>>
<<Ti prego>> le parole di Robert furono poco più che un sussurro. <<Eravamo amici.>>
<<Tu non sei mai stato un amico>> Hatim si alzò in piedi. <<In ogni caso, amicizia o meno, un accordo è un accordo, Rob, e va rispettato fino in fondo. Ti ho concesso l'amore>> fece nuovamente quel rapido gesto con la mano.“Puff”. <<Ti ho concesso la ricchezza>> “puff”, di colpo la scacchiera, il tavolino e la stanza scomparvero. L'intero palazzo era svanito nel nulla, e Robert e Hatim si ritrovarono in piedi nella calda sabbia assolata. <<Infine ti ho concesso il potere.>> “Puff”, l'isola scomparve. Il mondo intero scomparve. Ora attorno a loro non v'era più nulla, solo un'infinita distesa bianca.
“Non può essere vero” Robert era sconvolto. Si portò una mano alla bocca. “È certamente un sogno. Un incubo.” Hatim At-Tai continuava a fissarlo, con il suo sguardo vuoto. “Adesso mi sveglierò e sarò di nuovo nel mio letto, nella mia stanza, con mia moglie accanto” chiuse gli occhi. “Oh, Lyanna, ti amo.” Fu il suo ultimo pensiero.