spero ke qst racconti nn vi scocciano...sta diventando forse pesante lungo? prima poi ci sarà un finale nn vi preoccupate....
xò voglio ke ki legge il mio racconto faccia un giusto commento! potete anke essere critici e nn accetto commenti positivi solo x farmi piacere! dovete essere assolutamente sinceri, altrimenti nn so se vanno bene e continuo a scrivere con la convinzione ke piacciono a tutti ok?
mi raccomando...tt quello ke vi passa x la testa scrivetelo...
grazie in anticipo
Autenticato
Quando ti ho visto i miei pensieri son volati via.
Quando mi hai guardata ho sentito battere il cuore.
Quando mi sei passato vicino ho avuto un forte senso di amarti.
Quando sei andato via mi si è spezzato il cuore.
Di al tuo cuore di non tacere,di al tuo sorriso di no spegnersi mai,di ai tuoi occhi di continuare a brillare.........solo cosi\' renderai felice ,chi come me TI VUOLE BENE!!
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Le cose iniziano a complicarsi...molto carina la continuazione,sono rimasta col fiato sospeso sino all'ultima riga,immaginavo che sarebbero arrivati alle mani!Secondo me non devi preoccuparti x la lunghezza del testo...devi raccontare le vicende,xciò è normale che sia lungo un racconto.Spero di leggere presto il seguito...sei veramente brava come narratrice!
Autenticato
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Ciao ragazzi, eccomi tornata con un grande seguito della storia! spero vi piaccia, so ke l'ho pubblicata dopo tanto tempo! ma nn avevo buone idee su come continuare e spero ke vi piaccia quello ke ho scritto.... (mi scuso se è un pò lunghetto e lo pubblico tt insieme)
Impossibile! Incredibile! Ero ancora troppo stupita, non potevo credere che Gabriele fosse così violento, forse ero saltata a conclusioni troppo affrettate e lui non c’entrava niente. In quel momento non avevo tempo di pensare, avrei indagato dopo, dovevo occuparmi di Carlo. Non ero molto brava nei soccorsi ma ho cercato di fare il possibile. Così l’ho chiamato un paio di volte per vedere se aveva perso del tutto conoscenza:”Carlo, Carlo … mi senti”. Ho atteso qualche secondo con il cuore in gola, quell’attesa mi rendeva più nervosa e sembrava non passare mai. Finalmente l’ho sentito sussurrare:”Ale sei tu? Mi sento malissimo”. Quello non era certo il momento giusto per chiedere spiegazioni e cercai di farlo alzare. Lui si lamentò un po’ per il dolore, ma riuscì a stare in equilibrio anche se con un po’ di difficoltà. Mi sono messa un suo braccio sulle spalle per sostenerlo e ho chiesto di disinfettare la ferita a una bidella del corridoio. Era ridotto così male che la signora chiese stupita:” Ma che diamine è successo a questo ragazzo? Sembra sia stato picchiato a morte!”. Ho subito risposto nervosamente:” No, è soltanto inciampato e caduto per terra”, speravo con tutto il cuore che ci credesse nonostante fosse assurda come scusa. Mi guardò con una faccia strana ma non aggiunse altro e curò la ferita, il sangue del labbro si era asciugato del tutto. Prima di andare la bidella ci richiamò:” Adesso tornate in classe e state attenti la prossima volta”. Ci siamo allontanati da lei e, mentre tornavamo in classe, ho chiesto:” Ti senti meglio adesso?” e lui:”Il bruciore della ferita è sparito, ma ho ancora un occhio nero e sono tutto dolori”. Io:”Non sai quanto mi dispiace, menomale che sono venuta a controllare, altrimenti saresti rimasto in bagno per chissà quanto tempo”. Lui:” Che ne dici di venire a casa mia nel pomeriggio e ne parliamo meglio?” e io:” davvero? Penso che vada bene, in che via abiti?”. Carlo:” In questo quartiere in via delle Alci N° 64(ovviamente la via è inventata)” e io ho concluso:”Perfetto!”. All’uscita da scuola, prima di andare a casa, ho atteso vicino al cancello di entrata Gabriele e, appena arrivato, ho chiesto:” Ti va di fare la strada di casa insieme?”. Lui parve contento della proposta, ero sicura che pensava di essersi sbarazzato di Carlo, ma non era così. Abbiamo iniziato a camminare in silenzio, come facevamo sempre quando stavamo insieme. Si avvicinò un po’ di più a me cercando di prendermi per mano, ma lo respinsi e si offese. Finalmente parò:” Allora, come va? Hai preso una decisione? Come mai mi hai chiesto di accompagnarti? E’ da tanto che non stiamo un po’ da soli”. Io ho risposto a quelle domande alzando un po’ la voce per farmi coraggio:” Primo, va tutto male e secondo, non devo prendere una decisione, l’ho già fatto e tu, se sei intelligente, l’avrai capita”. Ha iniziato a innervosirsi:” Non sono certo stupido, l’avevo capito molto prima di te che a Carlo piacevi, cercava di attirare la tua attenzione ma tu non avevi interesse per lui e,vedendo la situazione, non mi sono preoccupato tanto, tu stavi con me e nemmeno lo vedevi quello. Adesso tutto va per il verso storto per me, non riesco a capire come hai cambiato così spontaneamente idea”. Stavamo iniziando a urlare in mezzo alla strada, così ho subito detto abbassando la voce:” Possiamo discutere senza gridare?”. Lui, come fosse un bambino, ha detto:” Hai iniziato tu”, io:” OK! Lasciamo stare chi ha iniziato e torniamo al nostro discorso, se ho cambiato subito idea su di te è perché non sentivo più sintonia tra noi, l’affetto che mi davi prima era sparito”. Allora Gabriele applaudendo rispose:” Brava, e mi hai subito rimpiazzato con un altro, non hai la minima delicatezza per i miei sentimenti, hai pensato solo a te stessa”. Io:” In questo potresti avere ragione ma al cuore non si comanda e mi ha fatto subito tenerezza quel ragazzo. A differenza di te che mi trattavi ormai come una semplice amica con l’eccezione di chiamarmi Amore e altri soprannomi che si danno i fidanzati. I periodi delle parole dolci o altro genere erano subito finiti per te, avevi la ragazza e questo ti bastava eri sistemato, forse certi gesti sono diventati un po’ antichi; come scrivere una lettera con frasi d’amore ma lo sai che sono romantica”. In quell’attimo stavo anche per accusarlo di aver picchiato Carlo, ma non potevo farlo, non avevo ancora nessuna certezza che fosse stato lui e avrei avuto torto sfacciato. Non volevo certo correre quel rischio così mi chiusi la bocca su quell’argomento. Gabriele si avventò su di me dicendo:” Quindi, secondo te, non sono più romantico come prima?”. Io:”Si!” e lui, con la punta del naso a un centimetro dal mio:” Questo lo vedremo” e mi baciò. Non lo amavo più e i suoi baci avevano perso tutta la bellezza e la magia di prima, erano vuoti e privi di significato e non volevo continuare così. Ho cercato di staccarmi da lui ma le sue braccia erano strette a me in un caldo abbraccio. Non vedendo vide di fuga, gli pestai un piede e staccò le sue labbra dalle mie per urlare di dolore. Io:”Ben ti sta, così impari a baciare le ragazze senza il loro permesso, forse avrai sentito un grande piacere nell’avermi di nuovo tra le tue braccia; ma io non ho provato niente, era tutto vuoto per me lo vuoi capire?” Ho atteso che mi rispondesse fissandolo dritto negli occhi, qualche mese fa sarei diventata tutta rossa di imbarazzo nel guardarci così. Quegli occhi mi piacevano da morire, un dolce e tenue verde che mi mandava in tilt però tutto era cambiato. Non ricevendo alcuna risposta ho continuato la strada verso casa da sola immersa nel mio dolore e tristezza. A casa non avevo neanche fame, mi si era chiuso lo stomaco e volevo stare da sola a pensare, così mi sono chiusa nella mia camera a piangere con la testa sul cuscino, abbracciata al mio vecchio pupazzo con cui dormivo da piccola. Mamma e papà erano troppo impegnati nelle loro faccende per occuparsi di me e del mio stato d’animo e mi sentivo terribilmente sola. Ho inserito nello stereo diversi CD, la musica riesce sempre a sollevarmi. Quella volta però non sapevo nemmeno il motivo della mia tristezza, forse per i fatti che stavano accadendo in quei giorni; avevo un gran malditesta. Stranamente, senza rendermene conto, ascoltavo solo le canzoni che parlavano d’amore sia nella gioia che nel dolore come: L’amore dei Sonohra, Love is dead dei Tokio Hotel, Ti voglio bene di Tiziano Ferro, Forse un angelo sei degli Studio 3, I belong to you di Eros Ramazzotti e Anastacia e tante altre. Tra le lacrime e singhiozzi sono caduta in un sonno profondo. Al mio risveglio erano già le 16:30 :” WOW!! Ho dormito troppo e devo andare a casa di Carlo, sono in ritardo”. Mi sono vestita velocissima senza curarmi troppo nei dettagli e sono corsa a casa sua, avevo il fiatone dalla corsa e i capelli erano tutti elettrizzati. Come potevo presentarmi in quel modo? Fortunatamente avevo un pettine nella borsa e sono riuscita a ricompormi. Non mi era mai venuto in mente di portarmi dietro questo accessorio perché ho sempre pensato fosse un peso inutile, ma mi sbagliavo. Sono arrivata davanti la sua porta di casa e ho suonato il campanello, finché mi ha aperto una piccola bambina. Poteva avere circa 10 anni, aveva i capelli lunghi fino al fondoschiena lisci e castani, gli occhi scuri come il fratello e un visino grazioso; peccato per gli occhi un po’ storti. Era incredibilmente simile a Carlo, una sua versione in piccolo e al femminile. Mi sono subito presentata:” Ciao, sono una compagna di tuo fratello”, lei con non curanza disse:” Sei venuta a trovarlo, bene entra pure”. Le ho chiesto:” Tu come ti chiami?”, lei:”Laura”, io:”che bel nome” e lei:”Si, dicono tutti così”. Non le stavo per niente simpatica e prima che potessi chiedere altro urlò a suo fratello:” Carlo, ci sono visite per te”. Nessuna risposta, allora la bambina mi fece sedere in uno dei divani del salotto, proprio accanto all’ingresso e disse:” Vado da lui, aspetta un minuto”. La seguì con lo sguardo finché non sparì verso la porta del corridoio e, nell’attesa, mi concentrai sull’arredamento della stanza. Le pareti erano color celeste molto chiaro con qualche quadro appeso, il pavimento era in mattonelle bianche con un grande tappeto colorato al centro. C’erano due divani lunghi per tre persone in un angolo e la TV nell’angolo opposto. In una parete c’era una grande finestra con delle tende blu trasparenti e di fronte al divano s cui ero seduta c’era un mobile moderno con dei vasi, centrini, candele e fotografie sopra. Infine al centro della stanza c’era un piccolo tavolino con dei posacenere di porcellana, altre candele e un grande vaso con diversi tipi di fiori finti. Non c’era niente di particolare, era tutto molto semplice. Avevo intenzione di guardare le foto appoggiate sul mobile, magari riuscivo a vedere Carlo da piccolo. Quando mi sono alzata per farlo è spuntato Carlo davanti la porta del corridoio. Addio foto e ho esclamato:”Finalmente ti sei fatto vivo”, lui si scusò dicendo:” Hai ragione ma ero impegnato, comunque eccomi qua”. Ho detto:” Ho conosciuto tua sorella, è un amore” e lui:” Grazie, sei la prima a dirlo, tutti pensano sia antipatica e sgarbata, se la pensi veramente così diventerete ottime amiche”. Mi sono detta tra me e me:” Ci credo che tutti dicono così, è davvero antipatica, perché non stavo zitta io non sarò mai sua amica e anche lei penserà così”. Lui disse:” Parliamo nella mia cameretta, vieni ti faccio strada”, si diresse verso il corridoio e io lo seguì a ruota. Ho chiesto:” I tuoi genitori non ci sono?” e lui:” No, sono usciti e torneranno tardi, spero che per te non sia un problema”. Io non ho risposto e mentre camminavamo ho notato che zoppicava un po’ così ho chiesto il motivo e lui:” Quando sono stato picchiato ho perso l’equilibrio e,cadendo male a terra, ho preso una storta; non riesco a camminare bene ma non ti preoccupare vedrai che passa subito”. La sua camera era l’ultima del corridoio a sinistra e, appena messo piede lì, ho iniziato a esplorarla con lo sguardo. Le pareti erano di un bel giallo con qualche poster di cantanti appeso e una finestra, che dava proprio sulla nostra scuola, on delle tende arancioni trasparenti come quelle del salotto. In un angolo c’era il letto, la televisione, una piccola libreria con giornali, fumetti, foto, e altri oggetti. Sotto la finestra c’era una scrivania ben ordinata con dei fogli e portapenne sopra e il pavimento era sempre in mattonelle bianche con un tappeto rosso, in sintonia con i colori della stanza. Nell’aria c’era odore di pulito, era evidente che Carlo si era dato da fare per sistemare tutto, forse non era mai così splendente. Essendo molto curiosa, mi sono persa nella contemplazione della camera esaminando ogni singolo oggetto, come è mio solito fare. Poi mi sono accorta che Carlo mi fissava allora, con il viso in fiamme, mi sono concretata su di lui. Ho subito detto:” Scusa, non volevo ignorarti ma mi piace la tua camera e la stavo guardando meglio … tu perché mi fissavi? Potevi dire qualcosa”. Aveva una faccia da pesce lesso si è subito ricomposto difendendosi:” Sono contento che ti piaccia la mia camera e non ti ho parlato perché dal tuo sguardo avevo capito che eri assorta nei tuoi pensieri e non volevo disturbarti”. Io:” Mi sembri troppo educato oggi, che ti succede? Dov’e la tua simpatia e spontaneità?”. Come risposta scrollò le spalle con non curanza e si sedette sul letto e io lo imitai. Ho detto:” Allora, parliamo dell’argomento per cui mi hai invitato, mi racconti quello che è successo nel bagno della scuola?”. Ha fatto un grande respiro e ha iniziato a raccontare:” Dunque, come sai, sono andato in bagno e c’era anche Gabriele con me e la situazione mi sembrava del tutto normale e tranquilla. Ad un tratto mi è arrivato un forte pugno nello stomaco facendomi piegare dal dolore e mentre continuavo a ricevere pugni e calci diceva: devi stare lontano dalla mia ragazza, non intrometterti più e altre cose del genere. Poi ha iniziato a minacciarmi e ha concluso con un pugno nell’occhio. Ho sentito che usciva dal bagno e io sono rimasto a terra mezzo intontito con il sangue che usciva dal labbro e tutto dolorante”. Allora ho iniziato a fargli delle domande per saperne di più:” Tu perché non hai reagito?” e lui:” Non lo so, mi sentivo paralizzato e spaventato perché temevo che, dopo di me, avrebbe fatto del male a te, pur di tornare insieme”. Io:” Se prova a toccarmi non sa quello che gli succede ! Quindi il protagonista della storia è Gabriele giusto?” e lui ha annuito. Ero arrabbiatissima con Gabry, è stato crudele ma, in quel momento, non riuscivo ad odiarlo; mi sentivo terribilmente triste. Senza nemmeno farci caso mi sono messa le mani davanti al viso e ho iniziato a piangere, non era per niente educato farlo a casa di altre persone potevo sembrare una bambina capricciosa e piagnucolona. Non riuscivo a controllarmi, sapevo che era sbagliato, ma in quegli ultimi tempi avevo le lacrime facili, tanti erano stati i problemi. Carlo, preoccupato, mi ha chiesto:” Che cosa hai così all’improvviso? Perché piangi?” e io, tra i singhiozzi:”Mi sento terribilmente responsabile di tutto che sta accadendo” ho spostato le mani dal volto mostrando le guance rigate dalle lacrime. Ho continuato:” Tu e Gabriele vi siete litigati e picchiati arrivando a farvi male e solo per colpa mia”. Non mi pesava e imbarazzava il fatto di piangere proprio davanti al ragazzo che mi piaceva, in quel momento lo consideravo un amico con cui confidarmi ed essere me stessa. Carlo mi strinse a se dicendo:” Ma cosa dici? Tu non centri assolutamente niente, io e Gabriele ci siamo innamorati della stessa ragazza e in questo non c’è niente di male. In una relazione i problemi ci sono sempre e questo è uno di quelli, bisogna stare attenti alla propria ragazza perché se è carina, si potrebbe perdere. Così la relazione finisce subito, questo p quello che è successo a te, incontrando un ragazzo che ti ha fatto stare più serena e tranquilla; il tuo rapporto con il primo si è spezzato. So che non mi crederai mai perché sei timida e queste cose non vuoi che le venga a dire io, perciò considerami come un tuo confidente. Sono il tuo migliore amico e i qualsiasi momento bello e brutto io ci sarò sempre. Quando avrai bisogno di piangere ti accoglierò a braccia aperte”. In tutto quel lungo discorso le lacrime avevano finito di scorrere e in compenso erano finite sul maglione di Carlo. Era bellissimo stare abbracciata a lui e sentire il suo dolce tepore, come una piccola stufa che mi riscalda in un freddo giorno d’inverno. Adesso la tristezza era sparita, era stata sostituita dall’imbarazzo e mi sono subito scostata da lui. Sicuramente avevo il viso rosso dalla vergogna e anche gli occhi rossi e umidi dal pianto. Con un piccolo sorriso ho detto:” Grazie amico mio” e anche lui sorrise. Si era guadagnato la mia piena fiducia, era come se fosse diviso in due persone diverse. Una era il ragazzo che mi piaceva con cui mi comportavo dignitosamente e sempre imbarazzata e l’altra era l’amico con cui potevo liberarmi di ogni pensiero opprimente. Dopo quello sfogo, Carlo era tornato quel ragazzo dolce e simpatico che mi piaceva. Avevo fatto abbastanza quel giorno e ho annunciato:” E’ tardi, meglio che torni a casa”, Carlo guardò l’orologio che segnava le 18:00 e mi diede ragione. Mi ha gentilmente accompagnato alla porta d’ingresso e salutato. Quella giornata era terminata in modo sereno e silenzioso, una favola di cui ne ero felice. Adesso sapevo che cosa fare e dire a Gabriele dopo le confessioni di Carlo e questa volta ero decisa a chiudere la nostra storia definitivamente.
Autenticato
Quando ti ho visto i miei pensieri son volati via.
Quando mi hai guardata ho sentito battere il cuore.
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Quando sei andato via mi si è spezzato il cuore.
Di al tuo cuore di non tacere,di al tuo sorriso di no spegnersi mai,di ai tuoi occhi di continuare a brillare.........solo cosi\' renderai felice ,chi come me TI VUOLE BENE!!
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so ke è mooolto lungo...ma vi prego dateci u okkiata e date il vostro parere...acceto anke cose negative
Autenticato
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Si vede ke i miei racconti nn piacciono +!
ankora nessuno ha letto il nuovo pezzo o lo ha commentato! dovrei forse smettere di scrivere? o cambiare storia?
Autenticato
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Nuuu non smettere!!! Sei bravissima e le tue storie migliorano di capitolo in capitolo!!
Sotto le feste c'è stato un po' di tranbusto (almeno per me), ma vedrai che i commenti arriveranno!!!
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Bellissima e nello stesso tempo piena di dolcezza di contrasti,tenerezza,delusioni e riconquiste!Non smettere mai di scrivere...ci sai fare!:)Chissa se Carlo ha raccontato tutta la verità...o cerca di tenersi la dolce fanciulla in tutti i modi possibili???Chissà!
Autenticato
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ecco la continuazione della più lunga storia che abbia mai scritto
e dire ke all'inizio l'avevo scritta sl per vivere nell'immaginazione e nel sogno per passarmi il tempo e avevo deciso di lasciare sl il primo pezzo...invece mi avete convinto a continuarla e siamo arrivati qui... sn contenta e spero ke anke qst pezzo vi piaccia
scs se ci ho messo tanto a scriverlo.. l'avevo prnto dovevo sl copiarlo al pc.. ma nn ho sempre tanto tempo per farlo cmq eccolo qui e spero di farvi leggere il prossimo al più presto!! kiss ale(commentate)
Autenticato
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Driiiin!! La sveglia suonò alle 7:15 del mattino, mi sono svegliata dopo una bella dormita e ho sorriso pensando che quel giorno avrei messo un punto definitivo alla storia con Gabriele. Sono arrivata contenta e serena a scuola, era davvero una bella sensazione che non provavo da qualche mese. In classe sono andata proprio davanti a Gabry e … tutto il mio coraggio è sparito con un soffio. In quel momento lui mi sembrava così alto e potente e io ero una piccola formica indifesa. Non riuscivo a trovare le parole giuste per lasciarlo, mi ero solo concentrata sul concetto ma non sul discorso da fare. Che figura! Ero lì, ferma davanti a lui, con la bocca aperta pronta a fare un discorso e non usciva alcuna parola. Così, per uscire da quell’imbroglio ho detto con una risata nervosa:” Ciao Gabry! Tutto ok? Volevo solo sapere se per sbaglio hai preso il mio libro di algebra”. Lui, con una faccia stupita, rispose:” No!” e io, rivolta a gli altri che avevano assistito alla scena e mi guardavano proprio come Gabriele:” Avete visto il mio libro?”. Tutti fecero segno di no con la testa e, imbarazzata più che mai, mi sono seduta al mio banco. Allora è arrivata la mia compagna Giulia, che ci conosciamo dai tempi dell’asilo e siamo grandi amiche. Mi ha chiesto allarmata:” Ma che ti è successo? Perché hai fatto quella scena? Cosa volevi fare?”. Io, scoraggiata, ho risposto:” Volevo lasciare Gabriele definitivamente, ma non sapevo come fare, non mi uscivano le parole di bocca”. Lei:” Mi chiedo cosa ci sia di difficile nel dire E’ FINITA, se vuoi posso farti una dimostrazione”. Si è girata verso un nostro compagno, Paolo, dicendo:” Mi dispiace, ma tra noi è finita e non farne un dramma, non mi interessavi molto”. Paolo ha abbassato la testa sconsolato e se ne è andato lontano da noi con passo pesante e afflitto. Giulia si è rivolta a me:” Semplice, no?”, io:” Poverino, l’hai ferito, pensa come sarà triste” e lei, con non curanza:” Non preoccuparti per lui, qualche giorno e passa tutto, sono sicura che troverà un’altra ragazza nell’arco di questa settimana. Mi dici dove sta la difficoltà nel tuo?”. Io:” Sai che ormai sono cotta di Carlo e sai anche che è stato picchiato da Gabry per causa mia; quindi voglio lasciare Gabriele e fargli capire che sto con Carlo”. Lei:” Questo l’avevo capito e poi tu mi racconti sempre tutto, è naturale che lo sappia, però non mi avevi detto che ti sei messa con Carlo”. Io:” Ehm … infatti non è così, ma ci sto provando piano piano”, lei:” Se continui con questo ritmo potresti perdere subito il tuo Carletto, è un bel ragazzo e potrebbe interessare a chiunque”. Io:” Lo so, ma non ho il tempo di pensare a questo, prima devo levarmi di mezzo definitivamente Gabriele”. Lei:” Credevo fosse finita da quando hai avuto diverse discussioni con lui” io:” per me si ma lui continua e voglio fargli capire che non deve più starmi appiccicato come un francobollo a una busta”. Lei:” Fai quello che avevo detto all’inizio, mollalo come ho fatto io con Paolo” io:” Non ho il coraggio” e lei:” ma è semplice”. Stavo perdendo la pazienza, Giulia parlava di continuo facendomi sempre domande su tutto e ritornava sempre sullo stesso discorso di mollare così su due piedi. Faceva tanta confusione e per lei esisteva solo quel metodo e io, stufa, ho detto:” Io non ci riesco, per te sarà facile ma io non voglio ferire nessuno. Devo cercare il modo di lasciarlo con delicatezza, senza creare problemi”. Lei, alzando gli occhi al cielo, concluse:” Ale sei troppo buona, dopo tutte quelle lacrime che ti ha fatto versare … Non ti capisco proprio, però se per te è la soluzione migliore ti aiuterò”. Io, finalmente con un grande sorriso sulla faccia, ho subito risposto:”Grazie, sei un’amica”. Dopo ore a provare il discorso e impararlo a memoria con disinvoltura ho esultato:” Evviva! Adesso so come fare, grazie ancora per il tuo aiuto Giulia”. Lei ha risposto semplicemente:” E’ stata una sciocchezza, anche se rimango del parere che è meglio il mio metodo”, le ho sorriso pensando che non cambierà mai, resterà sempre una grande testa dura ed è per questo che mi sta simpatica. Io e Giulia avevamo organizzato tutto e il piano consisteva nel seguire Gabriele ovunque e trovare il momento giusto per parlargli. Quando le avevo chiesto un aiutino, mi aveva preso troppo sul serio e quello sembrava un piano da 007; non pensavo fosse necessaria quella precisione. Mi bastava che mi desse qualche consiglio su come lascialo senza ferirlo, non chiedevo tanto! Ormai il piano era stato preparato e dovevo metterlo in atto, così ho cercato di seguire Gabriele ovunque andasse senza farmi vedere. Ho atteso sotto casa sua che uscisse e in quel mentre, mi è arrivato un SMS da Giulia che diceva” HAI PORTATO A TERMINE IL TUO COMPITO?” Chi credeva che fossi? Superman? Non potevo essere così veloce e le ho risposto:” NN HO ANCORA FATTO NNT, TI FARO’ SAPERE A MISSIONE COMPIUTA”. Lei concluse scrivendo” OK! PASSO E CHIUDO”. Dopo quella serie di messaggi Gabriele era appena uscito e l’ho seguito. Ha preso l’autobus arrivando alla stazione, si è fermato in qualche negozietto e ha continuato a piedi fino al parco più vicino. Si è seduto su una panchina sotto un albero ad osservare il cielo. Mi chiedevo che senso aveva arrivare fino a quella zona della città solo per guardare il cielo e andare in qualche negozietto. Il piano che aveva creato Giulia non mi convinceva molto ma l’ho seguito senza pensarci due volte. Secondo Giulia dovevo cercare di rendere Gabriele felice per prepararlo a una brutta notizia così sono andata dietro la panchina dov’era seduto e sono uscita allo scoperto dicendo:” Cucù”. Stranamente non ebbe alcuna reazione, come se io non ci fossi o lui non mi vedesse. Poi mi sono accorta che aveva le cuffie messe con la musica tutto volume ed era ovvio che non potesse sentirmi. Ho deciso di lasciare stare lo stupido piano di Giulia e ho fatto tutto di testa mia, come la situazione più naturale del mondo. Mi sono seduta accanto a lui e sorridendo l’ho salutato, finalmente si è tolto le cuffie accorgendosi di me. Ha risposto al mio saluto:” Ciao, ma che ci fai qui?”, io:” Stavo passeggiando e tu?”, lui:” Niente di particolare, mia madre mi ha chiesto di comprare delle cose che nella nostra zona non vendono e sono qui proprio per questo”. Si è fermato indicando il sacchetto accanto a lui che, fino a quel momento, non avevo notato. Ha ripreso:” E’ ancora presto così ho preferito venire qui a rilassarmi un po’”. Poi ha assunto una faccia straniata e mi ha chiesto:” Com’è è possibile che stavi passeggiando qui? So Che tua madre non ti farebbe andare così lontano da casa e per giunta da casa ; ci deve essere un motivo preciso dietro a tutto questo, ti conosco bene”. Uffa, com’era attento ai particolari, adesso dovevo dirgli la verità, non sapevo mentirgli, era più forte di me. Ho fatto un grande respiro e, paonazza in viso, ho risposto:” La verità è che seguivo te, so che non avrei dovuto farlo, ma volevo parlarti di una cosa importante fuori dalla portata di qualsiasi conoscente”. Gabriele non fece nessun commento, forse sapeva cose avrei dovuto dirgli e, nonostante questo, mi fece cenno di continuare. Ho iniziato il mio discorso cercando le giuste parole:” Abbiamo passato davvero dei bei momenti insieme, per me è stato il mio primo bacio, il primo amore e questo non si scorda mai. Conserverò quei ricordi nel mio cuore per sempre ma appartengono al passato, il presente e il futuro son ben diversi”. Mi sono fermata perché stavo parlando in modo troppo complicato, era meglio semplificare. Continuando:” Insomma quello che voglio dirti è un po’ difficile, perché so che può farti male, ma devo farlo. TRA NOI DUE E’ FINITA. In realtà per me era già finita da un bel po’, invece eri tu che continuavi a credere in una cosa ormai sparita. Spero che queste parole ti hanno fatto capire che devi rinunciare a me e cercare qualcun altro. So che è doloroso affrontarlo, però è meglio così, dovevo dirlo chiaro e tondo. Non chiedermi neanche il perché , dovresti saperlo da solo e non posso continuare a volere bene a due persone contemporaneamente. L’amore non è eterno, comunque ti ripeto di non essere triste, ma superrare tutto questo e andare avanti. Ho cercato di dirtelo nel modo più delicato possibile per non farti soffrire. Scusami tanto”. Gabriele era rimasto in silenzio ad ascoltarmi e alla fine sorrise e gli brillarono gli occhi. Ha detto, cercando di prendere la situazione in modo ironico:” Sapevo che avresti detto queste parole, perché sentivo vicino il momento della separazione vera e propria, chiara e diretta. Hai ragione, non devo scoraggiarmi devo invece andare avanti. SE penso ai bei momenti passati insieme prima che arrivasse quel ragazzo e adesso sono andati persi, sono accecato dalla rabbia”. Chiuse gli occhi per scacciare via quel brutto pensiero e strinse i pugni. Mi faceva troppo pena e tenerezza, ma il mio cuore aveva già preso la sua strada e io non potevo farci nulla. Gli ho preso dolcemente le mani dicendo:” Non arrabbiarti con lui, non c’entra niente, sono io quella che ha cambiato idea, potevo benissimo rimanere con te e lo sai, ma non vuoi ammetterlo. Ti prego non fare più del male a nessuno solo per scaricare la tua rabbia, come hai fatto con Carlo; l’hai ridotto uno straccio”. Ha iniziato a fare lo scontroso e, girandosi dall’altra parte a braccia incrociate, ha detto:” Se alludi al fatto che l’ho picchiato in bagno, l’ho fatto senza pensarci. Ero arrabbiato come ora e me la sono presa con lui, comunque l’avrei fatto con chiunque mi fosse capitato a tiro”. Mettendo una mano sulla sua spalla ho chiesto:” Possiamo sempre essere amici no? Solo perché non stiamo insieme non vuol dire che dobbiamo mantenere completamente le distanze”. Lui:” Sinceramente non ho mai creduto nell’amicizia dopo l’amore, secondo me non può funzionare”. Si girò nuovamente verso di me e, vedendomi delusa, ha detto:” Forse potrei provarci, sarà dura vederti felice con Carlo, tuttavia devo superarlo per dimostrarti che riesco a perdere con stile”. Mi è tornato il sorriso e, abbracciandolo, ho risposto:” Grazie tante, comunque non mi devi dimostrare niente, sono già felice così”, poi mi resi conto di quello che stavo facendo, se avessi continuato a stargli troppo vicino lo avrei fatto soffrire ancora di più. Così mi sono di scatto allontanata da lui che mi ha chiesto:” Ora, se non ti dispiace, vorrei rimanere un po’ da solo”, mi sono alzata dalla panchina dov’eravamo seduti concludendo:” Allora ci vediamo a scuola, ciao” e mi sono allontanata. Prima di uscire dal parco, mi sono voltata e ho visto Gabriele in lontananza che ha iniziato a dare calci alla panchina su cui prima seduto gridando parole al vento. Infondo doveva sfogarsi in qualche modo e quello era il suo metodo e non poteva certo farlo sotto i miei occhi. Si è fermato e ha preso dal sacchetto che aveva portato con sé, un peluche a forma di cuore con scritto “ Ti Amo”. Probabilmente era un regalo per me per riconquistarmi o chiedermi scusa per il suo comportamento sbagliato. Che dolce! Era andato fino in quella zona della città, molto lontana dalla nostra, per comprare solo quel pensierino. Ha stresso al petto quel bellissimo cuore e lo ha conservato di nuovo nel sacchetto. Se avrebbe continuato ad avere quel carattere simpatico e un po’ scorbutico ma in fondo dolce, quel cuore un giorno sarebbe toccato ad una ragazza sicuramente migliore di me e che lo merita. Con quei bei pensieri sono tornata a casa.
Autenticato
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Quando mi sei passato vicino ho avuto un forte senso di amarti.
Quando sei andato via mi si è spezzato il cuore.
Di al tuo cuore di non tacere,di al tuo sorriso di no spegnersi mai,di ai tuoi occhi di continuare a brillare.........solo cosi\' renderai felice ,chi come me TI VUOLE BENE!!
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